Giuliano de’ Medici nell’arte

Il 12 marzo 1479 nasceva a Firenze Giuliano de Medici, duca di Nemours, terzogenito di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini. Il nome fu scelto in onore allo zio, morto durante la Congiura dei Pazzi nel 1478.

Ultimo discendente della Firenze laurenziana, non fu molto fortunato in vita, ma in compenso ebbe in sorte di essere ritratto da tre sommi artisti: Domenico Ghirlandaio, Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. Tre ritratti eseguiti in anni differenti che testimoniano tre momenti distinti della vita di Giuliano e della storia di Firenze.

La Firenze medicea nei ritratti di Ghirlandaio

Giuliano, come detto, trascorse la giovinezza nella raffinata Firenze laurenziana. I protagonisti di questa irrepetibile stagione furono raffigurati da Domenico Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella e nella Cappella Sassetti in Santa Trinita.

Particolare della Conferma della Regola; Il piccolo Giuliano con Poliziano

Nella cappella Sassetti, nell’episodio della Conferma della Regola, il pittore fiorentino ritrasse, insieme al committente Francesco Sassetti e al gonfaloniere Antonio Pucci, la famiglia di Lorenzo il Magnifico. E in particolare i suoi tre figli maschi, Piero, Giovanni e il piccolo Giuliano che spuntano, guidati dal poeta Agnolo Poliziano, da una scala, posta in primo piano. Giuliano all’epoca aveva 4-5 anni; gli affreschi furono, infatti eseguiti tra il 1482 e il 1485. Il corteo dei giovani rampolli medicei è chiuso dal poeta Luigi Pulci, l’autore del Morgante, e da Matteo Franco, anch’egli poeta. Celebre fu la contesa poetica, molto aspra, tra i due che proprio non si sopportavano.

Giuliano ricevette un’eccellente educazione ed ebbe come insegnanti le migliori menti dell’epoca. Tuttavia, la stagione laurenziana fu interrotta bruscamente. Nel 1492 Lorenzo morì lasciando un vuoto incolmabile. Gli successe il figlio maggiore Piero. Nel 1494 la discesa in Italia del re francese Carlo VIII pose fine al potere mediceo. A causa della brevità del suo governo Piero è chiamato il Fatuo o lo Sfortunato.

Nel 1494 la storia fiorentina prese una piega inaspettata. La signoria medicea si concluse. Tra il 1494 e il 1498 Firenze divenne una repubblica teocratica, governata da Girolamo Savonarola. Giuliano e i suoi fratelli furono costretti all’esilio.

Giuliano nella Roma di Leone X e di Raffaello

Cominciò, in questo modo, una nuova fase della vita del giovane Giuliano. I Medici dapprima si rifugiarono a Bologna presso i Bentivoglio e poi a Venezia. Piero si mise a capo dei fuoriusciti tentando di ottenere l’appoggio degli altri stati italiani per soverchiare la Repubblica fiorentina. Ma fu tutto invano. Piero morì in esilio nel 1503.

Dopo la morte del fratello, Giuliano visse ad Urbino dove ebbe modo di conoscere e di frequentare intellettuali e letterati tra i quali Ludovico Ariosto, al quale fu legato da una sincera amicizia, e Pietro Bembo.

Nel 1512, a seguito della sconfitta dei francesi contro la Lega Santa, la Repubblica Fiorentina fu abbattuta. I Medici, guidati dal cardinale Giovanni e da Giuliano, rientrarono a Firenze. Nei mesi seguenti i due fratelli governarono congiuntamente.

copia da Raffaello, Ritratto di Giuliano de Medici, New York, Metropolitan Musem

Nel marzo 1513 Giovanni fu eletto papa con il nome di Leone X. L’elezione del fratello al soglio petrino dischiuse nuove prospettive a Giuliano che, lasciata Firenze alla cura di Lorenzo, figlio di Piero, si diresse verso Roma e i suoi onori. Leone X gli concesse la cittadinanza romana e fu nominato generale dello Stato pontificio. A Giuliano mancava ancora una moglie.

Nelle trattative per il matrimonio con Fililberta di Savoia, zia del re di Francia Francesco I, fu probabilmente richiesto a Raffaello di eseguire un ritratto del giovane per inviarlo in Francia. Il dipinto originale, oggi perduto, è conosciuto attraverso numerose copie coeve. Nella composizione Giuliano è raffigurato sontuosamente vestito. Alle sue spalle emerge seminascosta da una pesante tenda verde una veduta di Castel Sant’Angelo. Il matrimonio tra Filiberta e Giuliano si tenne nel febbraio 1515. A Giuliano fu inoltre conferito il titolo di duca di Nemours. La sua ascesa fu, però, prematuramente interrotta.

Michelangelo e la gloria eterna del duca di Nemours

Nel 1515 il duca di Nemours fu coinvolto nelle campagne militari che si stavano svolgendo nel Nord Italia. Nel 1515 i francesi sconfissero gli Svizzeri, alleati del papa, nella battaglia di Melegnano riottenendo il controllo del Ducato di Milano. Giuliano, tuttavia, visse queste convulse fasi da Roma. Nell’autunno del 1515 le sue condizioni di salute peggiorarono velocemente. Morì a Firenze nel marzo del 1516. Aveva 37 anni.

Michelangelo, Ritratto di Giuliano de Medici, particolare

Il fratello Giovanni, papa Leone X fu molto commosso per la morte del fratello e per quella nel 1519 del nipote Lorenzo di Piero, duca di Urbino. Si estingueva la linea di Medici di Cafaggiolo.

Nel 1520 il papa decise di affidare al divino Michelangelo la progettazione di una nuova sagrestia nella basilica di San Lorenzo a Firenze che si richiamasse alla Sagrestia brunelleschiana e che accogliesse i resti mortali dei due Medici. Michelangelo si occupò della progettazione architettonica e della decorazione scultorea delle due tombe.

Il progetto impegnò lo scultore fino agli anni ’30. Le due tombe prospicenti presentano una struttura simile: la statua del defunto seduto al centro e due sculture allegoriche adagiate sul sarcofago. Giuliano è ritratto in veste di generale romano. Il volto grave è attratto dalla Madonna Medici, simbolo della stabilità del messaggio cristiano che non è soggetto allo scorrere del tempo, figurato nelle due statue poste sul sarcofago, La Notte e Il Giorno.

Michelangelo non rappresentò in maniera naturalistica Giuliano. Le fattezze del duca sono, infatti, idealizzate. Lo scultore fiorentino, sostenitore del Neoplatonismo, rifiutava il ritratto quale forma artistica. Le fonti dell’epoca fecero notare a Michelangelo la non somiglianza di Giuliano al suo ritratto. Lo scultore rispose alle critiche affermando che nessuno tra dieci secoli avrebbe notato questa dissomiglianza.

 

 

Precedente Il Palazzo di Kromeriz, il Louvre moravo Successivo La scanzonata scartocciata di Johann Zoffany